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Concerto
07/12/2023
21:00
Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone

Anabasi, in viaggio con Guido

Descrizione

PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble
Manuel Zurria e Gabriele Mastrototaro flauti, Paolo Ravaglia e Luca Cipriano clarinetti, Flavio Tanzi vibrafono, Filippo Fattorini violino, Alessio Toro viola, Anna Armatys violoncello, Tommaso Cancellieri suono ed elettronica
Tonino Battista direttore

Ljuba Bergamelli solista

Quartetto vocale di Anabasi:
Valentina Piovano soprano
Patrizia Polia soprano
Ljuba Bergamelli mezzosoprano
Anna Clementi contralto

 

Guido Baggiani (1932-2018) Canzoni da ‘Gongora’ (1990)
  per soprano, flauto, clarinetto, pianoforte, violino, viola, violoncello
  testo di Luis de Gongora y Argote
   
  Sestetto con dedica (2006)
  per flauto, clarinetto, pianoforte, violino, viola, violoncello
   
  Anabasi (1985)
  Per 4 voci femminili, flauto, flauto in sol, clarinetto, clarinetto basso, vibrafono e dispositivo elettroacustico
  su testi di Aldo Rostagno

        

L’ensemble di riferimento del Parco della Musica di Roma in uno dei concerti dedicati ai soci storici dell’associazione. Guido Baggiani, compositore nel solco della tradizione strutturalista, aperto all’esperienza elettronica e vivace figura di docente ed intellettuale, viene qui presentato con la sua musica da camera e con alcuni dei suoi lavori elettroacustici. 

 

Quello che qualifica la musica di Guido Baggiani, dal brano scritto per un’occasione contingente al piccolo lavoro per pochi strumenti, a opere complesse in termini di durata e di organico strumentale e/o vocale, quello che distingue il suo atto creativo dalla pura ricerca tecnico-linguistica, preoccupazione quasi esclusiva di tanta musica di avanguardia coeva, è l’urgenza poetica. Guido non fa suonare le sue composizioni senza aver pensato per loro con il cuore, con l’emozione. Guido è un poeta: ama raccontare, ama emozionare, ama toccare il cuore, nonostante lui non lo abbia mai voluto esplicitare.
Anabasi è stato da molti riconosciuto come l’opera più compiuta di Guido Baggiani. La genesi e il compimento della fatica compositiva hanno impegnato il maestro per un lungo tempo prima di vedere la luce (1984-85). Non c’è stata in origine una commissione, come in altre occasioni, che ne pressasse la consegna, che dettasse una cadenza serrata del lavoro. È uno di quei capolavori concepiti per una urgenza interiore, per una pura necessità creativa. L’elaborazione elettronica parla della contingenza, ma non è lo scopo speculativo della composizione in questione – la modulazione ad anello era diventata un must dell’estetica della nuova musica ormai da qualche lustro, in ambiente accademico e al di fuori di questo. Nella musica applicata si registra un uso pionieristico della ring modulation già nella colonna sonora del film di fantascienza Forbidden Planet del 1956. Mixtur, del 1964, di Stockhausen è la pietra miliare, nella musica della così detta avanguardia, dell’uso di un processo di trasformazione live del suono degli strumenti acustici con questa tecnica, e Paranoid dei Black Sabbath è del 1970. Del resto, c’era già stato Accordo Presunto del 1973 a fare da banco di prova del sistema elettronico della modulazione ad anello nella produzione di Baggiani. Di Anabasi hanno scritto: «è quel che diremmo il suo capolavoro» (E. Valente, L’Unità), «Baggiani è autore di scarse lusinghe, rifiuta l’arte di affabulare, comunica teoremi, progetti strutturali… ma la musica la sa più lunga del suo autore e il linguaggio seducente, cacciato dalla porta, rientra dalla finestra, con quelle sirene dolcissime e dolenti» (M. Zurletti, La Repubblica).
Canzoni da Gongora - come Anabasi, d’altronde – attraverso una scrittura ossessionata dal rigore compositivo, profonde generosamente una palpabile malinconia, una incontenibile nostalgia, quasi un rimpianto per qualcosa di perso, che non c’è più o che non è mai esistito, se non nel sogno, nel desiderio. Se incuriositi da questa versione per soprano pianoforte e 5 strumenti, si potrebbe ascoltare, in aggiunta, la composizione di cui Canzoni da Gongora rappresenta un estratto: Gongora, per soprano pianoforte e orchestra, del 1990.
Sestetto con dedica è del 2006 ed è un gioco, pieno di ironia, tra le parti che si fronteggiano, si rincorrono, si sovrappongono, come fanno i bambini con innocente spensieratezza in un giardino di infanzia. Il gioco termina con le voci dei protagonisti che si allontanano (verso l’acuto e verso il grave) abbandonano il giardino per riconsegnarlo al silenzio.
Ho avuto la fortuna di avere Guido Baggiani come maestro di composizione per i miei primi dieci anni di formazione accademica, poi come maestro e amico per il resto della sua vita e per sempre. Ho avuto l’onore di essere il primo a tenere a battesimo Anabasi nel 1985 e Canzoni da Gongora nel 1991. Ho anche diretto Sestetto con dedica, come altre sue partiture, e avrei voluto interpretare tanta altra musica del mio maestro. Spero di coronare questo sogno per testimoniare la figura di un musicista, un intellettuale, un didatta straordinario, troppo presto scomparso dai radar dei programmi musicali, ma non dal cuore di chi lo ha conosciuto in vita.

Tonino Battista

 

 

Canzoni da ‘Gongora’

Don Luis de Gongora y Argote: mito ed enigma della poesia in lingua spagnola del Cinquecento. Nella partitura originale (orchestra, gruppo strumentale e soprano), due poemi d’amore si contendono il campo: un sonetto grave, aulico, dallo sviluppo lento ma allo stesso tempo fulmineo, ed una Canzone dal ritmo agile ma allo stesso tempo prolisso, maniacale, ossessivo. Sono appunto gli episodi della canzone, quasi una filastrocca popolaresca e forbita allo stesso tempo, a formare la presente suite per soprano e sei strumenti.

Sestetto con dedica
Questo Sestetto da camera ha una dedica “riservata ma non troppo”. Il dedicatario è Flavio Scogna, direttore e compositore, di cui ho sempre apprezzato ed amato l’energia comunicativa. Assieme a Scogna la dedica va a tutti i direttori che spero potranno dedicarsi a nuove esecuzioni.
Un breve Sestetto non vuole rivoluzionare il presente linguistico, giacché il “penser la musique aujourd’hui” può anche permettersi di non dover forzare nessuna porta. È così che sentiamo comparire, sotto pelle, modi che appartengono a radici lontane e vicine. Ad esempio, il timido profilarsi e poi “riproporsi”, in altra acqua, di quella “Klangfarbenmelodie” in cui la differenza timbrica sullo stesso elemento (anche la stessa nota) ha costituito una delle cellule portanti della grammatica della nostra epoca…
O ancora: l’alternarsi ciclico di moti lenti, poi veloci, prima ordinati poi intenzionalmente disordinati nella loro connotazione temporale conducono una sorta di dialettica del lavoro. Nello spazio di una musica da camera ogni apparizione può essere fugace ma sempre percepibile pur nel quadro delle sue “Minime differenze”. Differenze che sul piano di una estrema dilatazione di registro (verso l’acuto gli archi e verso il grave il piano) condurranno il Sestetto a concludere nel simbolo dell’ineluttabile abbandono del silenzio.

Anabasi
L’Anabasi di Senofonte ateniese, letteralmente “viaggio in su” ma anche “viaggio all’indietro” o “viaggio di ritorno”, è un percorso dove in qualche modo incertezza, nostalgia e scarna visione dei fatti si disputano il campo. Anche questa Anabasi è un percorso tra due mondi, dove scrittura strumentale e vocale e scrittura elettroacustica si pongono a confronto alternativamente in un cammino circolare, in una traduzione senza fine dall’una all’altra. Il testo bilingue è di Aldo Rostagno. Anch’esso un percorso dove, attraverso uno specchio di rimandi, assonanze e rapidi flashes presente, passato e futuro si disputano il campo. Complice dell’architettura formale di Anabasi, è un sonetto del XVI secolo, precisamente un sonetto della poetessa lyonnese Louise Labé.

Note introduttive ai brani di Guido Baggiani

                                  


In coproduzione con Fondazione Musica per Roma

 

 

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Informazioni

Roma
Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone -
Teatro Studio Gianni Borgna
viale Pietro da Coubertin

ore 21

COME ARRIVARE
Metro A Flaminio + tram 2
Autobus 168, 910, 982, n3d, n3s

BIGLIETTI:
intero 15€
ridotto 10€
(over 65, studenti, abbonati Accademia Santa Cecilia, RomaEuropa)